Cenni sulla preistoria egizia

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Merimda:

Nel 1927 Albert Rothbart , un ricco statunitense, su commissione dell’Accademia delle Scienze di Vienna decise di finanziare una spedizione archeologica nella parte sud-occidentale del delta del Nilo per individuare siti preistorici.

L’obbiettivo della campagna archeologica fu pienamente raggiunto con la scoperta di uno degli insediamenti più importanti della preistoria egiziana, Merimda Beni Salama.

Merimda si trova a 50 km a nord ovest del Cairo ed il suo deposito archeologico si estende per oltre 180.000 m² , tanto da far pensare che l’insediamento fu abitato per un lungo lasso di tempo.

Hermann Junker, professore all’Univerisità di Vienna e direttore della missione archeologica , studiando i livelli sovrapposti del deposito archeologico riuscì a distinguere tre fasi diverse della vita del sito di Merimda.

Furono trovati oggetti di ceramica e pietra ma la scoperta più importane fu il ritrovamento di numerose abitazioni con pianta ovale consistenti in piccole capanne con pareti costruite in fango e tetto di canne. Confermano l’attività agricola della popolazione del sito il ritrovamento di numerosi cesti e grandi giare incassati nel terreno che fungevano da granai. Furono anche identificati resti di resti di animali domestici come maiali, pecore, capre, cani, bovini ma anche coccodrilli, tartarughe, pesci, antilopi e ippopotami confermano che accanto allevamento, la popolazione di Merimda praticava anche la caccia e la pesca.

Furono scoperti numerosi reperti di ceramica classificati, dalla missione austriaca, in due grandi categorie, i vasi neri e quelli rossi suddivisi poi in ulteriori tipologie a seconda del trattamento della superficie del vasellame.

Tutti i vasi erano fatti a mano in argilla e gli elementi decorativi che abbellivano la loro superficie non dovevano essere frequenti visto che le incisioni compaiono solo su pochissimi frammenti.

L’insediamento restituì anche numerosi oggetti in pietra come teste di mazza, punte di freccia ed asce in selce e lame dentellate per falci. L’aspetto più curioso di questo scavo fu il ritrovamento di numerose sepolture prive di arredo funebre fatto che destò non poco sconcerto visto che gli egiziani dell’epoca faraonica avevano dedicato all’allestimento delle tombe una gran cura.

Queste sepolture contenevano solo la salma del defunto ed erano scavate in fosse poco profonde sistemate tra le abitazioni dell’insediamento. Vista la singolarità dei ritrovamenti funebri Junker ipotizzò che le offerte funerarie dell’agglomerato di Merimda venissero poste all’interno dell’abitazione del defunto che veniva sepolto vicino alla propria casa con il volto rivolto verso il focolare.

L’ipotesi di Junker fu più volte contestata dagli archeologi che negli anni successivi lavorarono agli scavi di Merimda, studi più recenti individuano una situazione stratigrafica del deposito più complessa di quanto non fosse stato reso noto dalla missione austriaca.

Sembra che fossero addirittura cinque gli stradi del deposito archeologico, il più antico dei quali testimonierebbe che Merimda, insediamento che avrebbe avuto tre diversi periodi culturali, fa parte delle più antiche culture neolitiche d’Egitto.